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Restrizione idrica nello scompenso cardiaco: dogma o mito da sfatare?

La restrizione idrica è raccomandazione normalmente fornita ai pazienti scompensati. nello studio FRESH-UP essa non ha migliorato gli outcome clinici nei pazienti ma lo studio presenta limitazioni.

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6 commenti su “Restrizione idrica nello scompenso cardiaco: dogma o mito da sfatare?”

  1. Francesco Fiorista

    Cardiologo clinico da 50 anni, a nessun scompensato ho mai suggerito di bere “meno acqua”. Si beve acqua secondo la sete,
    come da buon senso clinico e non solo.
    Già il paziente è malato, ai vari sintomi gli aggiungiamo pure la sete?
    Non ho mai visto una prescrizione medica – cardiologica scritta che inviti uno scompensato a “bere meno acqua”.
    P.S.
    Cardiologia a parte, qual’è la patologia medica che prevede una restrizione idrica persistente?
    Grazie e cordiali saluti, Francesco Fiorista

    1. Mauro Molteni

      Francesco grazie del tuo commento. In ambito internistico, mi sento di dire che diverse volte ho visto, e talora ho dato al paziente, indicazione a restrizione idrica.
      Rimanendo in ambito internistico, sicuramente la cirrosi epatica e la malattia renale avanzata sono situazioni in cui si dà indicazione a restrizione idrica.
      Grazie ancora del commento e della presenza.

    1. Mauro Molteni

      Carissimo Giovanni, come non brindare con simpatia al tuo commento?
      Comunque, la quantificazione dell’introito idrico è resa ulteriormente meno semplice anche in quanto parzialmente legata al tipo di alimentazione del paziente.
      Grazie per la tua attenzione ad Heartzone e la tua partecipazione!

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