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Il caffè favorisce le aritmie. Solo un luogo comune?

Lo studio DECAF ha mostrato che in quanti assumano caffè (in media una tazza al giorno) dopo una cardioversione riuscita, si osserva una minore recidiva di FA o flutter atriale rispetto all’astinenza da caffè e prodotti contenenti caffeina. I meccanismi con cui tale effetto protettivo si realizza sono solo ipotizzati

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2 commenti su “Il caffè favorisce le aritmie. Solo un luogo comune?”

  1. giovanni Nocentini

    Buon anno professore. Come al solito anche questo argomento è stimolante dal momento che il caffè è la bevanda più consumata al mondo. Però come per altri temi medici regna l’incertezza. Se un mio paziente mi chiede se può assumere caffè e quante tazzine, io dovrò sicuramente personalizzare basandomi sulle sue patologie, ma alla fine consiglierò di non superare le tre tazzine al giorno come gli consiglierebbe chiunque, dal farmacista al barista. Grazie per l’ospitalità. Giovanni Nocentini

    1. Claudio Cimminiello

      Caro Nocentini
      Buon anno anche a te e grazie per il tuo contributo. Sono d’accordo con te sulle aree di residua incertezza (non poche) su questa materia e sulla validità del buonsenso per risolvere i dubbi che i trial ancora non hanno risolto. Nello studio DECAF la maggior parte dei pazienti assumeva una tazza di caffè al giorno (in circa il 40% dei casi il caffè era “espresso”). Nel corso dello studio la quantità di caffè non variava sostanzialmente. Trovo sensato il consiglio tuo, del farmacista e del barista – e ci metto anche mio – di stare sulle tre tazzine al giorno.

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