«Parole che curano» non è un corso su cosa dire e come dirlo nel modo giusto ma è un percorso su cosa accade quando si parla con i pazienti e i loro familiari. Aiuta a capire l’effetto delle parole, quando queste aiutano e quando invece chiudono e feriscono. In sintesi, quando curano e quando no.
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salve , sono un medico che lavora al 50% un Anestesia Vascolare e il restante 50% nel coordinamento trapianti, mondi diversi e situazioni,sempre sul filo di un rasoio; che consigli può darci quando si deve subentrare a un momento drammatico come quello del lutto, ma poi abbiamo bisogno del consenso per espianto di organi e tessuti? come ci può consigliare?
invece nel 50% prima cioè in vascolare come dire che l’intervento è mini invasivo ma che il rischio è altissimo per età e comorbilità.
grazie a presto.
Ti trasmetto la risposta di Giovanni Gabrielli
“ Grazie, perché ha portato due situazioni in cui la medicina incontra davvero il suo confine più delicato: quello tra verità, tempo e presenza.
Nel contesto del lutto e della possibile donazione, credo che il primo gesto non sia chiedere, ma saper stare.
Prima ancora del consenso, c’è un dolore che va riconosciuto con rispetto, senza fretta, senza automatismi, senza parole di troppo. In quei momenti le famiglie non ascoltano solo ciò che viene detto: percepiscono soprattutto come viene detto, e da chi.
Nel contesto vascolare, invece, la sfida è tenere insieme due verità senza tradirne nessuna:
un intervento può essere mini-invasivo sul piano tecnico, ma non per questo lieve sul piano clinico.
Dirlo bene significa non allarmare inutilmente, ma nemmeno banalizzare. A volte basta una frase chiara e onesta:
“L’intervento è meno invasivo come procedura, ma la sua situazione generale resta delicata, e questo rende il percorso comunque impegnativo.”
In fondo, in entrambi i casi, il compito resta lo stesso:
dire la verità con misura, accompagnare senza invadere, e ricordarsi che ogni parola entra sempre in una storia, non solo in una cartella clinica.Un caro saluto, e grazie davvero per la profondità della sua domanda.”