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Il rischio di stroke nei pazienti fibrillanti anticoagulati. Le sorprese arrivano dal mondo reale

Una recente metanalisi mostra che anche con le moderne terapie preventive anticoagulanti, il rischio residuo di recidiva dopo un ictus correlato alla FA è elevato. Tale rischio appare più elevato negli studi osservazionali rispetto ai RCT

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4 commenti su “Il rischio di stroke nei pazienti fibrillanti anticoagulati. Le sorprese arrivano dal mondo reale”

  1. giovanni Nocentini

    Dunque le certezze assolute in medicina non esistono. Bisogna sempre temere il peggio! Non pensavo che i DOAC avessero migliorato la situazione rispetto a Warfarin perchè pur avendo un’ottima compliance non siamo in grado di misurare la dose ideale. La scarsa maneggevolezza del Coumadin (INR troppo alto o troppo basso) esponeva sia a ictus ischemico che emorragico. Anche personalizzare la dose dei DOAC è un’impresa non facile, servirebbero linee guida precise. Penso che il trattamento anticoagulante nei pazienti fibrillanti deve essere affidato a medici esperti in materia. Grazie per le informazioni che ci date. Giovanni Nocedntini

    1. Claudio Cimminiello

      Grazie per il commento. Per risponderti bisognerebbe entrare in un ambito molto complesso: quello del monitoraggio dei DOAC. Allo stato attuale non esiste una chiara evidenza se sia indicato farlo e di come farlo.
      Piuttosto, dato che il rischio sembra aumentare nella vita reale e non nei trial controllati, penso che il massimo sforzo debba essere fatto per migliorare l’aderenza dei pazienti.

  2. pasquale gianfagna

    L’anticoagulante non ha alcuna azione protettiva rispetto agli ateromi valvola, portici e tronchi sopraortici;
    la risonanza potrebbe contribuire al riconoscimento della natura dell’occlusione del vaso cerebrale.
    In questa ottica probabilmente, eliminando le forme strettamente legate alle patologie ateromasiche, forse la percentuale di 1/3 di recidive in pazienti anticoagulanti potrebbe diminuire anche sensibilmente.
    Qual’è la sua opinione?
    Grazie

    1. Claudio Cimminiello

      Grazie per il commento. In effetti nel video ho citato la situazione che descrivi: una causa “altra” rispetto al cardioembolismo (pur in presenza di FA). Attualmente, per convenzione, in un paziente fibrillante si parte con l’anticoagulante orale, ma non sappiamo a quali risultati porterebbe una valutazione più estensiva e sistematica di condizioni di rischio vascolare diverse (ateromasia) quali quelle che ti citi.

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