Una recente metanalisi mostra che anche con le moderne terapie preventive anticoagulanti, il rischio residuo di recidiva dopo un ictus correlato alla FA è elevato. Tale rischio appare più elevato negli studi osservazionali rispetto ai RCT
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Dunque le certezze assolute in medicina non esistono. Bisogna sempre temere il peggio! Non pensavo che i DOAC avessero migliorato la situazione rispetto a Warfarin perchè pur avendo un’ottima compliance non siamo in grado di misurare la dose ideale. La scarsa maneggevolezza del Coumadin (INR troppo alto o troppo basso) esponeva sia a ictus ischemico che emorragico. Anche personalizzare la dose dei DOAC è un’impresa non facile, servirebbero linee guida precise. Penso che il trattamento anticoagulante nei pazienti fibrillanti deve essere affidato a medici esperti in materia. Grazie per le informazioni che ci date. Giovanni Nocedntini
Grazie per il commento. Per risponderti bisognerebbe entrare in un ambito molto complesso: quello del monitoraggio dei DOAC. Allo stato attuale non esiste una chiara evidenza se sia indicato farlo e di come farlo.
Piuttosto, dato che il rischio sembra aumentare nella vita reale e non nei trial controllati, penso che il massimo sforzo debba essere fatto per migliorare l’aderenza dei pazienti.
L’anticoagulante non ha alcuna azione protettiva rispetto agli ateromi valvola, portici e tronchi sopraortici;
la risonanza potrebbe contribuire al riconoscimento della natura dell’occlusione del vaso cerebrale.
In questa ottica probabilmente, eliminando le forme strettamente legate alle patologie ateromasiche, forse la percentuale di 1/3 di recidive in pazienti anticoagulanti potrebbe diminuire anche sensibilmente.
Qual’è la sua opinione?
Grazie
Grazie per il commento. In effetti nel video ho citato la situazione che descrivi: una causa “altra” rispetto al cardioembolismo (pur in presenza di FA). Attualmente, per convenzione, in un paziente fibrillante si parte con l’anticoagulante orale, ma non sappiamo a quali risultati porterebbe una valutazione più estensiva e sistematica di condizioni di rischio vascolare diverse (ateromasia) quali quelle che ti citi.