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The sooner the better? I risultati dello studio DAPA ACT HF-TIMI68, dal congresso ESC 2025

Nello studio DAPA ACT HF-TIMI 68, dapagliflozin, iniziato durante un’ospedalizzazione per scompenso cardiaco acuto, riduce ma non significativamente l’endpoint primario di morte cardiovascolare e scompenso cardiaco. Combinando in una metanalisi i dati delle gliflozine, esse risultano significativamente efficaci e sicure.

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4 commenti su “The sooner the better? I risultati dello studio DAPA ACT HF-TIMI68, dal congresso ESC 2025”

  1. giovanni Nocentini

    Buongiorno. Dobbiamo dare per scontato che l’uso di Glifozine nello scompensato NORMOGLICEMICO non ha effetti collaterali? Faccio notare che il paziente con Scompenso Cardiaco è ANZIANO e come tale deve mantenere la glicemia sopra valori considerati normali (per i motivi che dovremmo conoscere). Grazie per l’ospitalità. Giovanni Nocentini

    1. Mauro Molteni

      Grazie per l’interesse e la partecipazione attiva.
      In termini di potenziali eventi avversi nella popolazione anziana, penso che l’elemento di maggiore interesse clinico sia l’aumentata incidenza delle infezioni delle vie urinarie. In questo senso, la storia del paziente, le comorbidita’ e la situazione assistenziale (per esempio la presenza di un catetere vescicale, piu’ tipicamente transuretrale e raramente sovrapubico) debbano essere attentamente valutati e potenzialmente elementi, che se presenti, possano. suggerire anche la NON prescrizione delle glifozine, quanto meno immediata. Le infezioni nosocomiali, o associate all’assistenza, sono ovviamente piu’ frequenti in prossimita’ del ricovero ospedaliero, o dell’accesso in PS, e quindi in questi pazienti particolarmente fragili o a rischio per infezione delle vie urinarie, non considererei l’introduzione precoce.
      In merito al rischio di ipoglicemia, per la verita’ letteratura e studi osservazionali sono rassicuranti e mostrano incidenze estremamente basse che non dovrebbero essere di reale limite alla prescrizione di glifozine; potrebbero esserlo per la verita’ solo nei pazienti che magari sono gia’ in terapia insulinica, e che sono molto instabili, e che potrebbero avere qualche evento ipoglicemico in piu’.
      Va specificato comunque che il tasso di eventi avversi non ha avuto un impatto nella riduzione del beneficio in termini di mortalita’, cardiovascolare e/o globale.
      Grazie ancora per l’interazione e la partecipazione.

    1. Mauro Molteni

      Caro Eugenio, grazie dell’attenzione e della partecipazione. Ti risponderei salomonicamente dicendoti “il prima possibile”.
      In un paziente ricoverato, se anziano e con catetere vescicale (quasi sempre nei primissimi giorni), attenderei qualche giorno, magari poco prima della dimissione. In un paziente ospedalizzato, giovane, senza catetere vescicale, o anche in un paziente non più giovanissimo ma che non ha mai avuto problemi di infezione urinarie, lo metterei subito. In un paziente il cui scompenso si è acutizzato ma che viene gestito ambulatorialmente o dimesso da pronto soccorso le glifozine le introdurrei subito.
      Grazie ancora per l’attenzione.

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