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Interventi e procedure nei pazienti in DOAC: istruzioni per l’uso

Seguendo semplici criteri di farmacocinetica si possono sospendere i DOAC a ridosso di un intervento/procedura a basso rischio emorragico riprendendoli rapidamente senza problemi di sicurezza o di mancata protezione.

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4 commenti su “Interventi e procedure nei pazienti in DOAC: istruzioni per l’uso”

  1. EUGENIO BUCHERINI

    Claudio, non consigli di dosare più il valore del farmaco prima della procedura, come nello studio PAUSE? Se si, in quali pazienti? … mai semplice a mio avviso definire sottogruppi di pazienti a maggior rischio emorragico o trombotico? Grazie come sempre per le tue riflessioni sempre molto utili!

    1. Claudio Cimminiello

      Caro Eugenio
      Grazie per essere sempre attento ai nuovi video di HeartZone e per la tua partecipazione. Il mio intento era soprattutto quello di divulgare lo studio Perixa che si è occupato di procedure e interventi a minimo rischio. Per questi pazienti, ambulatoriali nella quasi totalità dei casi, il laboratorio non è disponibile e il protocollo, molto semplice, è di grande aiuto. Per gli interventi ad elevato rischio che si svolgono in contesti di ricovero, l’organizzazione ospedaliera serve molto e la disponibilità del dosaggio dei livelli può aiutare. Io non sono favorevole al dosaggio preoperatorio indidiscriminato o comunque allargato.

  2. giovanni Nocentini

    Ho ascoltato con interesse questo video. Mi pare in definitiva che il medico è libero di fare le scelte che ritiene più opportune (e forse opterà per la terapia “ponte” come ha sempre fatto). Dopo aver ascoltato molto sui DOAC mi sono convinto della loro efficacia e scarsa pericolosità. Un’ultima osservazione riguarda gli studi ai quali si è ispirato il Prof. Cimminiello che si sono svolti su popolazioni molto lontane da noi (Giappone..) e mi chiedo se sono applicabili anche in Europa. Grazie per l’impegno e la professionalità.

    1. Claudio Cimminiello

      Grazie al collega Nocentini che conclude in modo assolutamente condivisibile sui DOAC. Circa la generalizzabilità dei dati ottenuti in una sperimentazione sudcoreana, gli stessi autori sottolineano nell’articolo questo limite. Tuttavia mi permetto di dire che negli ultimi anni i contributi di questa nazione in campo cardiovascolare sono stati numerosi, di grande qualità ed hanno certamente influenzato le linee guida europee e più in generale occidentali.

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