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ASA con anticoagulante nella coronaropatia cronica? Meglio di no. I risultati dello studio ACQUATIC

Lo studio ACQUATIC che confrontava ASA + anticoagulante (qualsiasi) rispetto a solo anticoagulante in pazienti ad elevato rischio ischemico ha mostrato un eccesso di mortalità nei trattati con la combinazione ed un aumentato rischio emorragico sempre nel gruppo OAC + ASA.

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2 commenti su “ASA con anticoagulante nella coronaropatia cronica? Meglio di no. I risultati dello studio ACQUATIC”

  1. EUGENIO BUCHERINI

    Caro Claudio, dalle valutazioni emerse nello studio ACQUATIC, con difficoltà riesco a rivalutare il COMPASS. Dobbiamo ripensare alla scelta del paziente, solo a rischio tromboembolico molto elevato o rivalutare piccoli dosaggi di anticoagulanti, attualmente presenti con il riva 2,5 mg, da associare all’antiaggreagante? Grazie ancora per la chiarezza espositiva che ti appartiene!

    1. Claudio Cimminiello

      Ciao Eugenio. Come sempre grazie per la tua partecipazione. Per risponderti parto dal COMPASS, che tu menzioni. Non dobbiamno dimenticare che in quello studio, pur impiegando un DOAC a dosaggio basso/molto basso, NNT e NNH erano molto vicini. Il rischio emorragico della combinazione di antiaggregante e anticoagulante è inaccettabile. Forse l’avvento degli anti XIa (se li vedremo) potrà permettere questa associazione senza troppi patemi emorragici.

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