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Non ho (più) l’età. Cambia qualcosa per le statine negli anziani?

Le Linee Guida danno indicazioni incerte sulla prevenzione primaria con statine nei soggetti di 75 anni o più. Uno studio recente, il primo di una serie di trial in arrivo, suggerisce che le statine possono riservare un beneficio anche negli anziani.

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4 commenti su “Non ho (più) l’età. Cambia qualcosa per le statine negli anziani?”

  1. Marta Morazzi Morazzi

    Caro prof Cimminiello
    Ho seguito il suo video sulle statine negli anziani e condivido le sue conclusioni circa la necessità di non escludere gli anziani dalla terapia con statine. Anche se i dati da lei presentati riguardano la profilassi primaria, penso sia giusto ricordare i risultati pubblicati molto recentemente su Circulation e derivati da un’analisi del registro FAST-MI. In questa analisi i pazienti di età pari o maggiore di 80 anni che dopo un infarto avevano ricevuto alla dimissione una statina ad elevata intensità presentavano sopravvivenza a 5 anni significativamente superiore rispetto ai coetanei non trattati ed a quelli che avevano assunto una statina non ad alta intensità.

  2. Silvio Chierichetti

    Caro Claudio
    Sono assolutamente d’accordo con quanto da te così brillantemente esposto e con i commenti dei colleghi che mi hanno preceduto.
    I risultati esposti riguardano solamente gli studi con simvastatina e atorvastatina. Tuttavia esistono numerosi studi condotti con rosuvastatina (Juppiter, per es) che hanno dato risultati eccellenti. In una vasta metanalisi (credo di origine asiatica) che confrontava i risultati delle varie statine, risultava che la rosuvastatina era quella che dava i risultati statisticamente migliori in termini di riduzione degli eventi cardiovascolari a parità di reazioni avverse. Purtroppo non ricordo dove è stata pubblicata ma sono certo che tu la conosci perfettamente. Gradirei un tuo commento su questo punto.

    1. Claudio Cimminiello

      Caro Silvio
      Grazie per il tuo commento. Credo che lo studio cui tu faccia riferimento sia il sudcoreano Lodestar che confrontava Rosuvastatina e Atorvastatina in prevenzione secondaria in soggetti di età non troppo avanzata (media 65 anni). Il testa a testa non ha avuto vincitori nè vinti e conferma che anche Rosuvastatina è una valida risorsa per il trattamento dei soggetti a rischio. Se i pazienti sono anziani (oltre i 75 anni), che si tratti di prevenzione primaria o secondaria, bisogna preoccuparsi molto della sicurezza, evitando di esporre al rischio di reazioni avverse questi soggetti che sono – di per sè – fragili.

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