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I dubbi sul vecchio amico, i beta bloccanti nello scompenso a frazione di eiezione preservata

I risultati degli studi recenti sull’efficacia dei betabloccanti nei pazienti con scompenso cardiaco e frazione di eiezione preservata hanno fornito risultati contrastanti. Il ruolo di questi farmaci in tale ambito clinico viene posto in discussione

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3 commenti su “I dubbi sul vecchio amico, i beta bloccanti nello scompenso a frazione di eiezione preservata”

  1. Claudio Cimminiello

    Caro collega Di Marco ti inoltro la risposta di Maurto Molteni che, per motivi tenici , non può farlo con la sua mail
    “Caro Di Marco, grazie per l’interessamento e la domanda. Penso che la scelta di tenere il betabloccante sia da contestualizzare nel singolo paziente. Per la Fibrillazione Atriale Parossistica, considererei quanti episodi ha avuto il/la paziente, la durata degli stessi, l’entità clinica e la sua frequenza cardiaca usuale oltre ad una eventuale concomitante terapia anti-aritmica. In caso di episodi brevi e sporadici, di scarso impatto clinico e di concomitante terapia anti-aritmica, non considererei l’uso di betabloccanti.”

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