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Lo scompenso che non si “ricompensa” con furosemide: come “forzare la mano”

Il paziente con insufficienza cardiaca in cui la congestione non si risolva presenta prognosi sfavorevole. Il trattamento di questi pazienti che resistono alla furosemide endovena non è definitivamente codificato, come dimostrato dai recenti dati su dapaglifglozin e metolazone.

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4 commenti su “Lo scompenso che non si “ricompensa” con furosemide: come “forzare la mano””

    1. Mauro Molteni

      Carissimo Dottor Cimminiello, grazie per i complimenti e per la domanda.
      Nello studio CLOROTIC, l’aggiunta di idroclorotiazide in fase acuta, ha permesso di ridurre significativamente il peso corporeo dei pazienti, seppur in maniera modesta in termini assoluti. Idroclorotiazide non ha però avuto effetto nel miglioramento della dispnea e nel miglioramento dei segni di congestione. L’effetto di idroclorotiazide, seppur non vi sia una correlazione statisticamente significativa, sembra essere funzione del filtrato glomerulare ed essere direttamente proporzionale a questo. In maniera statisticamente significativa invece, idroclorotiazide, rispetto a placebo, si è associato a deterioramento della funzione renale e ad ipokaliemia severa.

  1. Francesco Stella

    La terapia classica della congestione consiste in furosemide, se possibile in infusione continua, altrimenti con dosi refratte data la breve emivita di azione della furosemide stessa; classica anche la aggiunta di metolazone con una marcata attenzione al pericolo di ipopotassiemia. Attenzione inoltre alla assunzione non dichiarata di grandi quantità di acqua per il senso di sete indotta nel paz per la introduzione di dIuretico. Ho avuto una spettacolare riduzione di anasarca con dosi di clortalidone di 50 mg, usato a domicilio, con buon valore di creatininemia, sempre con attenzione alla potassiemia e ricordando la lunga emivita del clortalidone che può raggiungere le 72 ore.

    1. Mauro Molteni

      Carissimo dottor Stella, grazie per il commento, spunto di interesse e riflessione. Grazie per aver sottolineato come la restrizione di liquidi, quanto meno nella fase acuta, sia elemento clinicamente importante nel favorire un’adeguata decongestione del paziente e come attenzione speciale vada riservata alle variazioni della kaliemia, che possono rappresentare pericoloso trigger proaritmogeno.

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