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Infiammazione e rischio cardiovascolare: qualcosa ancora non torna

Se da una parte si accumulano evidenze sul ruolo dell’infiammazione sistemica nelle malattie cardiovascolari, dall’altra lo studio CLEAR SYNERGY non conferma l’efficacia protettiva di un antiinfiammatorio come colchicina.

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1 commento su “Infiammazione e rischio cardiovascolare: qualcosa ancora non torna”

  1. Luigi Landolfi

    Utilizzo la colchicina sia in prevenzione primaria che secondaria, in maniera estensiva, dal 2022 soprattutto nei pazienti diabetici e/o con sindrome metabolica . Convinto dell’impatto positivo su tutta una serie di molecole infiammatorie e sulla trasduzione del segnale a livello della parete dei vasi , in pazienti ovviamente con livelli pressori, e di LDL-C ottimali per il rischio CV e in terapia antiaggregante . Lo studio CLEAR SYNERGY è importante non perchè sconfessa l’utilità della colchicina , oltretutto in un setting di pazienti ad altissimo rischio e con recente evento ischemico , ma perchè ci conferma che in alcuni pazienti è necessario un dosaggio maggiore : 1 mg. Devo dire che il 90% dei miei pazienti non ha avuto particolari fastidi gastro-enterici .

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